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  • Marco Andrea Pileri

Vitrectomia

Aggiornamento: 14 ott 2020

La procedura chirurgica che prevede l'asportazione del corpo vitreo dal bulbo oculare è chiamata vitrectomia. Il corpo vitreo è una sostanza gelatinosa trasparente che riempie l'interno dell'occhio, dietro il cristallino e davanti alla retina, cui normalmente aderisce. La sua funzione non è perfettamente conosciuta anche se verosimilmente serve a mantenere gli spazi appropriati all'interno del bulbo oculare e ha fornire un sostegno e un tamponamento per la retina favorendone gli scambi metabolici. È costituito da fibrille collagene disposte in forma di rete, da proteine (glicosamminoglicani, ialociti, acido ialuronico). È normalmente aderente alla membrana limitante interna della retina (MLI) soprattutto in alcune aree, come sulla regione maculare, sul disco ottico ed in corrispondenza degli incroci aterovenosi, ma con il passare degli anni va incontro a processi di liquefazione (sinchisi) e separazione dal piano retinico (sineresi). A volte rimane anormalmente aderente ad alcune aree (macula) causando le sindromi da interfaccia vitreo-retinica (adesione o trazione vitreomaculare). Quando perde trasparenza ad esempio a causa di sanguinamenti o quando esercita pericolose trazioni sulla retina o più comunemente quando il chirurgo deve farsi strada per accedere ad una retina malata, il vitreo può essere rimosso con una procedura chiamata vitrectomia.



Ciò che è accaduto per la chirurgia del segmento anteriore dell'occhio in cui si è passati da una tecnica extracapsulare ad un tecnica di facoemulsificazione con vie di accesso intraoculari sempre più piccole, così è accaduto nella chirurgia del segmento posteriore, con l'avvento della tecnologia mininvasiva e delle nuove piattaforme che hanno rivoluzionato l'atteggiamento sia del chirurgo che del paziente verso le patologie della retina. Anche le tecniche di ”imaging“ retinico e dei rapporti tra vitreo e retina, hanno subito in questi ultimi anni una accelerazione impressionante,permettendo al chirurgo di migliorare la propria tecnica e al ricercatore di rivedere e ripensare l'eziopatogenesi di numerose patologie. Questa tecnologia ha reso gli interventi molto più sicuri aumentando la soddisfazione del paziente e del chirurgo. L'utilizzo di calibri da 23-25-27 gauge permette di eseguire una chirurgia sutureless cioè senza l'uso delle suture a vantaggio sia dei tempi chirurgici, che risultano ridotti anche del 50%, che del decorso postoperatorio in assenza, quasi totale, di fastidi. Le nuove piattaforme inoltre sono sempre più efficienti nel mantenimento della pressione intraoculare intraoperatoria, parametro molto importante sopratutto negli occhi miopi elevati, e sono dotate di sistemi di sicurezza così numerosi e sofisticati che difficilmente si incorre in errori di esecuzione. La tecnica di chirurgia mininvasiva era inizialmente nata per interventi sulla regione maculare e del polo posteriore, ma lo sviluppo tecnologico permette attualmente di aggrerdire anche patologie più complesse come le retinopatie diabetiche proliferanti, distacchi di retina con proliferazioni vitreoretiniche nonche tutte le complicanze della chirurgia del segmento anteriore. Rimane invece ancora attuale la chirurga vitreoretinica 20 gauge per i traumi penetranti e perforanti del bulbo oculare e per alcune patologie del pretermine. La procedura chirurgica può essere eseguita in anestesia locale e il paziente può lasciare la struttura anche nella giornata o il giorno successivo a secondo delle necessità pratiche. L'occhio rimane bendato per circa 48 ore e protetto durante le ore notturne da un guscio di plastica che impedisce sopratutto nell'esecuzione del posizionamento prono di premere sul bulbo oculare operato. Una moderata sensazione di fastidio con dolenzia, arrossamento e gonfiore delle palpebre è normale.

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